mercoledì 22 giugno 2016

Di Pietro, Berlusconi e quella guerra tra amici


Berlusconi, D’Adamo e Di Pietro. Che bel trio, non c’è male. Pare che tra Di Pietro e il suo nemico Berlusconi ci fosse qualcosa in comune, alla faccia di inchieste, di litigate televisive, di appelli agli elettori. La storia non è nuovissima, per certi risvolti la raccontano benissimo Montanelli e Cervi nel loro manuale sul Novecento. Il 15 settembre del 1996 scoppiò una Tangentopoli bis per delle indagini della procura di La Spezia che misero sulla graticola, stavolta, personaggi rimasti fino ad allora in ombra. Il motivo del clamore erano le solite mazzette per convogliare appalti e affari verso una direzione ben precisa, con in più stavolta il traffico d'armi. Il personaggio chiave fu Pierfrancesco Pacini Battaglia, un faccendiere italo-svizzero il quale con la sua finanziaria Karfinco aveva creato 60 milioni di dollari di fondi neri, che dall’Eni erano destinati ai partiti di centro-sinistra: DC e PSI. Di Pietro da inquirente finì per essere inquisito. Come poté accadere? Il motivo va ricercato nel fatto che, secondo l’accusa, gli amici di Pacini Battaglia erano anche amici di Di Pietro. Ad esempio divenne celebre l’avvocato Lucibello, che era il difensore del faccendiere, e c’era un certo Antonio D’Adamo, che, essendo stato dirigente negli anni ‘70 della Edilnord, era nell’orbita di Silvio Berlusconi, ma, presentato al magistrato da un certo Eleuterio Rea, era diventato il datore di lavoro della moglie di Di Pietro, Susanna Mazzoleni. Dall’articolo di Repubblica del 14 gennaio 1996 si evince che per i magistrati vi furono pressioni di Berlusconi su Di Pietro sotto forma di ricatto. Io invece dico che la vera politica questi signori ce l’hanno sempre nascosta, eccola la verità.