domenica 26 giugno 2016

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"Armi di Stato" è il libro-inchiesta che racchiude cinque anni di ricerche storico-giornalistiche sullo spionaggio, sul capitalismo di Stato italiano e la sua connessione con il mercato delle armi.

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"Armi di Stato" è una ricerca storica che è nata per scoprire gli scopi e i fondamenti storico-politici che hanno determinato la nascita e lo sviluppo di un'area militare vicino Ancona, dove ho lavorato per anni come giornalista.
I politici italiani sapevano che nel Monte Conero potevano esserci armi pericolose. Il caso che fece emergere queste notizie fu quello del 1984, con l’arresto per sospetti di spionaggio di tre ecologisti che cercavano informazioni sui tunnel del monte Conero. Nel consiglio comunale di Ancona il deputato dei Verdi Marco Moruzzi temeva che nel Conero vi fossero armi atomiche, chimiche o batteriologiche. Il sindaco smentiva tutto, ma ammetteva l’ esistenza di un sito militare nella montagna. Nuovo caso nel vicino 2014: il Messaggero e il Corriere Adriatico hanno pubblicato la notizia secondo cui un videomaker era stato denunciato dai carabinieri per essersi introdotto in un tunnel militare del Monte Conero per girare delle immagini. Il video era stato in effetti divulgato su Youtube e testimoniava la presenza di una struttura molto ben attrezzata per nascondere probabilmente delle armi pericolose. Ma è stato tutto censurato. Chi ha gestito questa base dal secondo dopoguerra in poi? Gli americani o i russi? La mia inchiesta, sviscerando storie dimenticate di spionaggio sul Conero e in altre parti d’Italia, e poi indagando sui segreti della guerra fredda, partendo dall’est e sconfinando verso l’ovest, offre una terza via: il Conero potrebbe appartenere a una Gladio guidata dai nostalgici del fascismo.
La seconda parte riguarda invece la mia vita al nord Italia. La storia che racconto è nata per la curiosità di conoscere i passaggi che hanno portato alle ultime fasi del lodo IMI-SIR, nonché al processo contro la Montedison, azienda con cui indirettamente ho avuto a che fare. La scoperta di documenti inediti mi ha permesso di leggere questa vicenda sotto una nuova sconcertante luce.
Alla base del processo Imi-Sir c’è una verità che viene taciuta: Nino Rovelli ex padrone della Sir fu favorito dallo Stato Italiano attraverso finanziamenti illeciti forniti proprio dall’Imi e per i quali non fu mai processato. E’ un antefatto che i media cercano di nascondere nel raccontare una vicenda successiva, che poteva essere evitata, riguardante la nota causa civile infinita tra Imi e Sir, persa da Rovelli nonostante la corruzione dei giudici da parte del berlusconiano Previti.
Facendo delle ricerche si scopre un dossier della Corte dei Conti sulla vicenda del salvataggio Sir. Emerge che è stata nascosta agli italiani una notizia fondamentale: la costituzione nel 1982 di un Consorzio di Stato che sarebbe stato gestito direttamente dal Ministero del Tesoro. Lo Stato era parte in causa nella disputa giudiziaria. In un secondo momento il Consorzio di Stato venne trasformato in una vera holding, di cui il Comitato del Ministero del Tesoro fu l'azionista di maggioranza con il 60%. Lo Stato in pratica faceva affari su aziende fallite. Questo è avvenuto fino a ieri, cioè fino al 20 gennaio 2010, allorché vi fu uno storico accordo tra la banca Intesa-Sanpaolo e gli eredi di Nino Rovelli per una transazione extra giudiziale sui famosi mille miliardi concessi dall'Imi nel 1977. In quei giorni di gennaio del 2010 vi fu una strana coincidenza che unì le due vicende parallele. Il 19 gennaio fu pubblicata dai giornali la notizia della bocciatura da parte della Corte di Strasburgo del ricorso di Previti per la corruzione. Incredibilmente il giorno dopo avvenne il già citato accordo tra Intesa Sanpaolo e i Rovelli per i 1000 miliardi di prestito Imi del 1977.
Nel finale della mia storia, la parte militare e quella economico-giudiziaria, che già viaggiano di pari passo per lo zampino dei servizi segreti nella guerra chimica tra Sir e Montedison, si uniscono a causa degli ultimi sviluppi, poco noti, del Consorzio Sir. Questo ormai fa parte di Fintecna spa, una specie di cimitero di vecchie aziende pubbliche piene di debiti e di armi.
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