venerdì 24 giugno 2016

Servono più furti per pagare i magistrati onorari?


Dopo i giornalisti precari, da due euro a pezzo, ecco i cottimisti della magistratura. Una delle ultime notizie che è servita a gettare altro fango sul mondo lavorativo riguarda proprio i togati. Arrivano le proteste dei magistrati onorari, che a dicembre 2015 hanno scioperato e bloccato le udienze. Di punto in bianco, dopo altisonanti dichiarazioni di facciata, a reti unificate, sull’indipendenza sacra della magistratura, scopriamo grazie a un articolo de La Stampa che in Italia nel 2012 c’erano 4650 giudici onorari. Cosa sono? Sono dei precari, che guadagnano in base al lavoro che svolgono. E l’equazione è semplice, più sentenze portano a casa, più incamerano denaro. Più ladri ci sono, meglio è per le loro tasche. Secondo Il Manifesto i magistrati onorari sono uomini e donne, laureati in giurisprudenza o avvocati, ma probabilmente non usciti da un concorso, che lavorano nel 72% dei casi ai processi penali delle procure italiane e al 100% delle udienze monocratiche. Le loro competenze spaziano da stalking a omicidi colposi, da infortuni sul lavoro a maltrattamenti in famiglia, e arrivano a materie più delicate come lo spaccio, le truffe, le lesioni, le rapine. Devono pagarsi i contributi come le partite iva, ma sono dei dipendenti di fatto dello Stato. Si tratta in pratica di nuove figure lavorative che sostituiscono i pretori. Ma l'intento politico del legislatore è evidente. Dagli anni ‘90, paradossalmente proprio dopo la fine di Tangentopoli, si sta cercando di creare un binario parallelo su cui far scorrere in modo più morbido i processi penali. Addio pretori d’assalto, quindi, e addio scandali di Stato. Nel ventennio berlusconiano l’accusatore deve prima risolvere i suoi problemi.