mercoledì 11 novembre 2015

Jannuzzi, dalle accuse ai giornalisti alla difesa di Berlusconi


Chi è Lino Jannuzzi, il grande accusatore dei giornalisti? Nel periodo di quegli scoop era nella direzione del settimanale Tempo, che fu un grande giornale, fondato nel 1939 dalla Arnoldo Mondadori. Nel 1976 Tempo era edito ormai dalla Palazzi e diretto da Carlo Gregoretti. Con Jannuzzi figuravano firme come Franco Ferrarotti, Gaio Fratini, Dacia Maraini, Ruggero Orlando, Sandro Paternostro e molti altri, ma anche il futuro inquisito Luigi Bisignani. Era un settimanale scandalistico che si occupava di politica, cultura, arte. Leggendo gli articoli di Jannuzzi del 1976 ho scoperto un raffinato scrittore e un pungente critico dei poteri forti. Come nell'articolo sulle spie, nel quale arrivò a ipotizzare che il ministero degli Interni, "non alleva più le 'Avanguardia nazionale', ma si cresce le 'Brigate Rosse' e i 'Nap'. Che cosa aspettiamo? - fu la sua denuncia - di diventare tutti 'brigatisti'?" Due anni dopo, quando Aldo Moro fu ucciso senza che il mondo politico intervenisse, Tempo era già chiuso. Le sue pubblicazioni si interruppero nel gennaio del 1977. Jannuzzi proseguì la carriera nei giornali di centro-destra e quando scese in campo Berlusconi fu quello il suo modello, dopo aver difeso Andreotti, sostenuto l'ascesa di Craxi al PSI e aperto a una "primavera" del PCI per "applicare la Costituzione". Accusò invece Cossiga di essere un accentratore di potere. Del resto anche il Copasir vide nella sua relazione del 5 marzo 1996, sul dossier spionistico dell'ex capo del SISMI Cogliandro, una contrapposizione netta tra De Benedetti, che acquistò nel 1987 uno dei bersagli di Jannuzzi e cioè L'Espresso, e l'asse Andreotti-Craxi-Berlusconi, al punto che in una nota del settembre 1989 del dossier Cogliandro - disse il Copasir - l'attacco a Berlusconi veniva "considerato un pericolo per il Governo Andreotti". All'opinione pubblica però è più nota, per le successive vicende giudiziarie-fiume, l'amicizia diretta Craxi-Berlusconi. L'impressione è quindi che Jannuzzi e gli stessi giudici di "Mani pulite" raccontino solo una parte di ciò che sanno.