mercoledì 11 novembre 2015

Allavena, doppio gioco all'ombra del Conero?


Giovanni Allavena, l'uomo della schedatura di 157mila italiani, secondo l'inchiesta di Jannuzzi del 1976 avrebbe "arruolato decine e decine di giornalisti fascisti". Il redattore di Tempo lo definì un "colonnello, poi generale, stretto collaboratore del generale De Lorenzo". Fu "coautore" del "Piano Solo", quello che solo i carabinieri avrebbero dovuto attuare nel 1964, e sostituto di De Lorenzo dopo il fallito golpe del Sifar. Questo militare corrotto interessa da vicino la storia del Conero. Secondo altre fonti come Repubblica, che parlò di lui quando morì il 27 settembre del 1991, Allavena fu capo del controspionaggio di Ancona fino al 1956. Quindi, ne deduciamo, proprio mentre nasceva la base del Conero e mentre al cinema Metropolitan veniva attuata una strage dai risvolti poco chiari. L'orientamento politico di questo militare non ci pare di estrema destra. Allavena, dando per buone le accuse di Jannuzzi, avrebbe scelto tra i giornalisti da lui assoldati per raccontare la cronaca anche Lando Dell'Amico, socialdemocratico, il cui nome sarebbe collegato all'attuale editore del quotidiano di Ancona, Il Resto del Carlino. Il militare avrebbe inoltre rubato dei fascicoli del Sifar per darli a Licio Gelli. Ma soprattutto pare che fu stimato da Agnelli, che gli regalò una concessionaria Fiat a Roma, proprio nel periodo in cui la Fiat fondava una sede in Russia, in nome di un ponte economico tra USA e URSS. Ulteriore conferma di un doppio gioco starebbe nel fatto che Allavena, fondatore di un comitato per l'elezione di Nixon, secondo Repubblica fu ascoltato dal PM Mastelloni nel novembre del 1990 nell'inchiesta su Argo 16, aereo che si disse fu fatto cadere dal Mossad israeliano per vendetta contro la politica filopalestinese del governo italiano. Conferme? Ce ne sono tante: Allavena comparve cinque anni dopo l'inchiesta di Jannuzzi nella lista della Loggia P2 e si parlò di lui anche quando nel 1990 scoppiò il caso Gladio.