lunedì 31 ottobre 2016

Alpi-Hrovatin uccisi dai fondamentalisti?


Il fallimento recente delle inchieste giudiziarie sulla morte dei due giornalisti della Rai nel 1994 in Somalia ha provocato discussioni sui social. Partecipando a una di queste, e andando a cercare informazioni, abbiamo scoperto una terribile verita': la prima ipotesi parlava di un'esecuzione ad opera dei fondamentalisti islamici, i padri di Al Qaeda. 
Secondo quanto fu scritto dalla Stampa e dall'Unita' il giorno dopo la strage, avvenuta a Mogadiscio il 20 marzo 1994, gli indizi facevano pensare che erano stati sei uomini a sparare sulla macchina dei due inviati della Rai tv. Il comandante del contingente italiano Carmine Fiore disse che, piu' che della mafia delle scorte, ossia il racket per estorcere denaro ai turisti, poteva trattarsi dei fondamentalisti islamici. A credere in questa tesi era soprattutto L'Unita', un giornale che tuttavia mi e' parso molto duro con i due poveri inviati in Somalia, arrivando a dire alla fine del pezzo: "Ma che cosa ci sono andati a fare?" 
Il dilemma fu subito costituito dalle indagini. Chi avrebbe potuto fare giustizia in un paese, e in una Mogadiscio soprattutto, diviso tra un regime a nord e un altro a sud? Dalla cronaca si evince che la polizia somala fu comunque la prima a giungere sul posto. Vi arrivarono pure dei carabinieri, provenienti dall'ambasciata italiana di Mogadiscio. Si attivo' inoltre l'esercito della coalizione internazionale, ormai prossimo alla smobilitazione; fu scritto che sarebbero rimasti solo pachistani e nigeriani. 
Le notizie che abbiamo trovato dicono che ancora 10 giorni dopo il delitto, il 30 marzo 1994, si parlava di un'inchiesta somala. Quel giorno l'ambasciatore Mario Scialoja smentiva la possibilita' che i killer fossero stati arrestati. Dunque la magistratura italiana come entro' in questa vicenda? Le prime notizie che abbiamo trovato nell'archivio lasciano sbigottiti: sul caso Alpi vi fu un interessamento di Mani Pulite. Risalgono all'11 maggio 1994. Il pm Gemma Gualdi convoco' a Roma i genitori della giornalista. Il colloquio avvenne presso il nucleo operativo dei carabinieri. Il pm voleva visionare i reportage dei due inviati del Tg3. 
L'indagine della Gualdi seguiva il filone sulla cooperazione tra Italia e Somalia, e fin qui non ci sarebbe nulla da obiettare. Era possibile che la nostra collega si fosse inserita in un traffico illecito condotto dai maggiori partiti della prima repubblica. Una delle polemiche piu' roventi degli anni '80 riguardo' le centinaia di miliardi di lire che Craxi e Andreotti concedevano regolarmente ai dittatori africani. Il film La Piovra dedico' a questo scandalo un'intera serie. Ma molto piu' grave e' cio' che venne scritto il 22 maggio 1994 sull'Unita'. Il sostituto procuratore di Roma Andrea De Gasperis si inseri' non tanto nella vicenda delle tangenti italiane, ma pretese di essere coinvolto nelle ricerche degli assassini di Alpi e Hrovatin. Come mai dalla Somalia nessuno lo aveva contattato? - si chiedeva polemicamente nell'articolo il giudice. 
Ma e' chiaro che nessuno avrebbe potuto farlo, in quanto la legge italiana lo vieta. Sono andato a cercare notizie su una guida legale, non essendo un giurista, e mi risulta che il magistrato potrebbe indagare solo sui reati commessi in Italia. Nel caso in cui questi siano avvenuti in parte all'estero e in parte in Italia al nostro giudice competerebbe solo la parte italiana, mentre se fossero commessi esclusivamente all'estero al giudice spetterebbe l'indagine soltanto qualora l'imputato fosse residente in Italia. Ma non era certo il caso dell'omicidio Alpi-Hrovatin, per il quale ancora oggi non e' stato fatto il nome degli assassini. 
Nell'articolo del 22 maggio emergono anche dei depistaggi. E' qui che scompaiono i fondamentalisti per far spazio all'ipotesi dell'esecuzione. Il giudice De Gasperis fu colui che ordino' un'ispezione cadaverica sui corpi dei giornalisti una volta che furono rimpatriati. Affermo' che venne sparato un unico proiettile alla nuca della giornalista Alpi, da un'arma non da guerra, in quella che defini' un'esecuzione. Venne scritto che le condizioni politiche della Somalia impedivano una rogatoria internazionale, ma questa e' la stessa situazione dell'odierna Libia. Le cose a nostro parere stanno diversamente. Una polizia in Somalia c'era, ma si evince dagli articoli che l'Italia tratto' questo martoriato paese africano come se fosse ancora una colonia fascista. E guarda caso lo stesso vale per la Libia. Per certi giudici il territorio nazionale coincide ancora con quello dell'Impero fascista di Mussolini, costruito massacrando gli indigeni con il gas velenoso. Purtroppo i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La verita' e' stata stravolta da una serie interminabile di indagini e processi fantasma. Il sospetto, che noi nutriamo da un bel pezzo, e' che tra queste indagini approssimative ci possa essere anche il filone di Mani Pulite. Il pm De Gasperis si occupava proprio di tangenti, che sarebbero servite per coprire un traffico di armi. Ma questo grande scandalo fu affidato probabilmente a magistrati con scarse conoscenze giuridiche, che ne denunciarono solo una piccola parte.