mercoledì 26 ottobre 2016

Gli stretti legami tra terroristi e intelligence


Chi erano dunque questi famigerati brigatisti rossi? Il rapporto diretto tra BR e servizi segreti, di cui ha parlato lo storico Roberto Bartali nel suo libro, era noto già prima del sequestro Moro. Non serviva Chichiarelli per affermare che i carcerieri dello statista non agirono da soli. Anzi, chi lo ha tirato fuori ha cercato di creare due percorsi paralleli, che probabilmente non esistono. Più che di false BR, come le definisce il professor Bartali, io parlerei dell’evoluzione di una manovra articolata e occulta progettata dai servizi segreti.
L’elemento che ho valutato è stata la posizione di Aldo Moro durante il sequestro Sossi del 1974. Come si comportò da presidente del consiglio, Aldo Moro, di fronte a un evento che poi lo avrebbe colpito personalmente? Entrano in gioco proprio i servizi segreti. Secondo uno scoop del giugno 1976 del settimanale Tempo, Moro non permise alla magistratura di conoscere i dettagli delle operazioni di intelligence sul sequestro Sossi, apponendo il segreto militare. I servizi deviati del generale Miceli si stavano infiltrando nelle BR e stavano creando delle false “prigioni del popolo”.
Moro in sostanza conosceva dei dettagli che potrebbero essergli costati la vita, come già avevamo anticipato. Perché il comportamento dell’intelligence italiana non era finalizzato all’arresto dei brigatisti, ma semmai a un loro controllo esterno. Per arrivare a cosa? E’ difficile rispondere. Diciamo che tutto iniziò con l’attentato di Milano del 1969, quando il Sid allontanò i sospetti dai filo-cinesi, a mio parere i più probabili esecutori della strage, e accusò gli anarchici. Tra questi ultimi c’erano dei suoi informatori, ad esempio Gianfranco Bertoli, che fu accusato per la bomba della questura di Milano del 1973. C’era probabilmente anche Giangiacomo Feltrinelli, che certamente per i sovietici non lavorava. Nel 1971 lo stesso Sid si infiltrò nei filo-cinesi e risulta dai documenti cecoslovacchi che ancora nel giugno 1978 questi maoisti erano attivi nell’estrema sinistra. Nel frattempo, il Sid si inseriva anche nelle BR. E’ stato scritto che gli arresti di Franceschini e Curcio avvennero per la soffiata di un infiltrato. Nulla avveniva più alla luce del sole come negli anni ‘50 e ‘60.
Poi dal 1976, complici forse le inchieste della magistratura, il piano potrebbe aver subito delle variazioni. Nacquero delle false brigate rosse? Non ne sarei sicuro. Durante il sequestro Moro i contatti tra le vecchie BR sotto processo a Torino e le nuove furono continui. Il giudice Guido Barbaro, che poi si scoprì essere della P2, durante un’udienza concesse la parola a Renato Curcio per ben 80 minuti. Il processo alle BR si trasformò in un’arringa contro Aldo Moro. Curcio giustificò, e non rinnegò certamente, il sequestro del presidente della DC. Sostenne le ragioni dei nuovi brigatisti e la loro lotta contro gli imperialisti. Altro elemento in favore di una linea di continuità tra le varie BR è che nello scambio tra Moro e i tredici brigatisti erano stati inseriti tutti i leader storici dei primi anni ‘70. Lo scambio fu giudicato improponibile, però tenne banco sui giornali per diversi giorni. Cosa sarebbe successo se il Governo avesse trattato?