domenica 9 ottobre 2016

Spunta un legame tra la RAF e le Brigate Rosse?


Certi scrittori hanno evidenziato le similitudini tra gli atti terroristici delle Brigate Rosse e quelli coevi della banda tedesca Baader Meinhof, detta anche RAF: Red Army faction. Ora c’è un documento che svela un legame concreto tra le due fazioni. Riguarda Claudio Avvisati, l’ex impiegato dell’ENI che nell’estate del 1978 fu arrestato dalla polizia con l’accusa di essere uno dei membri del commando che massacrò il 16 marzo 1978 la scorta di Aldo Moro. Su quest’uomo, allora venticinquenne oggi vicino probabilmente alla pensione, indagava l’Stb di Praga, e proprio cercando ulteriori notizie sul web sono spuntati i verbali originali della questura italiana, tra gli allegati del fascicolo datato 1991 della Commissione Stragi del Parlamento. Nei verbali della Digos compare, nell’elenco degli oggetti rinvenuti il 18 luglio 1978 durante la perquisizione di casa Avvisati, un “manifesto in tedesco della RAF.” Avvisati, romano, ex membro di “Potere operaio”, fu indagato perché, dopo i precedenti per associazione sovversiva dei primi anni ‘70, fu colto mentre acquistava una macchina tipografica per il brigatista Enrico Triaca. Ma alla polizia forse sfuggì di essere di fronte a un fanatico della banda tedesca Baader Meinhof. Infatti, in un ulteriore verbale più dettagliato sembra che manchi una riga proprio quando si parlava del manifesto tedesco. Il poliziotto scrisse che aveva trovato anche: “un manifesto su fondo nero con al centro una fotografia di donna” (Ulrike Meinhof? ndr) Nell’andare a capo venne lasciata a metà la parola “fir-” per poi riprendere con “-to i prigionieri della RAF”. Fu un errore di battitura o si cercò di nascondere questo inquietante indizio? La polizia era comunque convinta che Avvisati fosse “l’elemento più qualificato per avviare la tipografia delle Brigate Rosse di via Fucini e di via Pio Foà”. Fece anche un’indagine scrupolosa sul viaggio a Praga del 17 marzo ‘78, da cui emerse che Avvisati, con un certo Patrizi, si era unito solo all’ultimo alla comitiva organizzata dall’ente per i lavoratori “ETLI”. Il misterioso uomo dell’ENI fu scarcerato quasi subito e di lui non si seppe più nulla.