giovedì 13 ottobre 2016

Viglione, cronista o perseguitato?


Chi è Ernesto Viglione, il giornalista che compare nel dossier cecoslovacco sul terrorismo? E’ scomparso nel 2013. Fu un cronista politico per un trentennio. Democristiano, amico dell’ideatore della legge sul finanziamento pubblico ai partiti, Flaminio Piccoli, durante gli anni di piombo lavorò per Il Settimanale, un giornale di destra che, come sappiamo, nell’estate del 1976 accusò Praga e il Kgb di sostenere il terrorismo. Fu proprio per replicare a queste accuse che l’Stb aprì un’inchiesta sulle brigate rosse italiane, con la quale era convinto di poter svelare agli italiani i nomi dei veri mandanti: servizi segreti italiani, tedeschi e americani. Chi aveva ragione? Probabilmente tutti e due. Sia le accuse di Viglione, sia il dossier cecoslovacco contengono notizie preziose, confermate dai documenti. Vi sono però anche delle stranezze. Vediamole. Un articolo della Stampa sottolineava nel 1979 che alcuni cronisti del Settimanale parteciparono alla riunione del 1965 all’Hotel Parco dei Principi. Vi erano anche Pino Rauti, Giorgio Pisanò e un noto dirigente della Montedison. Fu lì, dissero con certezza le inchieste, che venne decisa la strategia delle bombe, forse con i fondi neri di Foro Bonaparte. Viglione, secondo quanto scrisse all’epoca Lotta Continua, fu indagato alla fine degli anni ‘70 per il delitto Moro, perché considerato vicino a quei servizi segreti coinvolti nelle stragi di Stato. Ne uscì con un’assoluzione in appello nel 1983, dopo una condanna a tre anni e sei mesi in primo grado. Un’altra stranezza la si ritrova nel dossier dell’Stb. L’articolo in cui Viglione parlò di Feltrinelli non venne fotocopiato dai servizi cecoslovacchi, come fu fatto in molti altri casi, ma tradotto in ceco e trascritto manualmente. E’ l’unica volta in cui una relazione dell’Stb non compare con la firma di una spia, bensì di un estraneo.