sabato 29 ottobre 2016

L'Isis è più vicino all'Italia



Il sedicente Stato Islamico è più vicino all'Italia. Ma non sono i soldati del Califfo a muoversi, per ora, bensì siamo noi a offrirgli una scorciatoia. Stiamo parlando del gasdotto dell'ENI, che venne ultimato in pochi mesi nel 2004. Si chiama Greenstream. Fu inaugurato, indovinate un po' da chi, dall'ex premier Silvio Berlusconi e dall'ex leader libico Gheddafi. Venne stipulato un accordo tra ENI, titolare del 75% della joint-venture, e la compagnia petrolifera libica NOC, per il trasporto di 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Ciò che viene nascosto, e che noi vi sveliamo, è che questo gasdotto in realtà consiste in un tunnel che teoricamente sarebbe percorribile anche da un uomo. Il sito Cieli Paralleli pubblica online una foto della parte iniziale. Vi si notano degli operai al lavoro vicino a un binario, con luci e spazio a non finire per chiunque volesse farsi un viaggio sotterraneo come avviene nel canale della Manica.
Abbiamo cercato qualche conferma. Online sono presenti alcuni progetti della Saipem, che sta per costruire un altro gasdotto tra la Puglia e l’Albania. La tecnica, a cui anche Cieli Paralleli fa riferimento, consiste nell’inserire i tubi del gas all’interno di un microtunnel, che attraverserebbe l’intera tratta da una costa all’altra. La piccola galleria ha la forma circolare con un diametro molto ridotto. In 520 km vi sarebbe pochissima aria respirabile, ma non si può escludere che qualcuno possa compiere la follia di attraversarlo a piedi. Cieli paralleli ipotizza esattamente questo: che sia servito per una tratta di migranti sotterranea.
Il problema vero è che dal 2004 a oggi le condizioni politiche in cui quell'accordo nacque sono radicalmente cambiate. Berlusconi è a casa, e Gheddafi fu assassinato nel 2012 nel corso della ribellione al regime. La situazione è caotica. La Libia è divisa in due stati, con il governo riconosciuto a livello internazionale a Tobruk, e un altro a Tripoli. L'Isis si sta inserendo dal 2014 a Derna, vicino Tobruk. Il califfato ha affermato che tra i suoi obiettivi bellici c'è proprio il gasdotto dell'ENI, che si trova a Mellitah, a ovest di Tripoli, molto lontano quindi dal suo quartier generale; praticamente dalla parte opposta della nazione. In un video i guerriglieri islamici affermano di voler distruggere Greenstream. I lavoratori del settore petrolifero, intanto, sono divenuti vittime del terrorismo e due di loro sono morti in Libia, Salvatore Failla e Fausto Piano. C'è un'indagine in corso su questa storia, che peraltro ci convince poco, in quanto il giudice italiano potrebbe intervenire solo qualora l'imputato fosse un nostro connazionale. Non ci sembra questo il caso. Quello che in particolare ci ha stupiti nel leggerne degli stralci è che l'ENI lavora in Libia sotto una specie di protezione militare. Questo ci fa ritenere che il gasdotto sia ancora lontano dalle mire dei terroristi. Ma fino a quando ciò potrà essere garantito? e da quali soldati, se il Copasir a marzo 2016 affermava che nessun militare italiano era presente in Libia? Le aziende private, e l'ENI lo è perché è rimasta solo per un 4% nelle mani dello Stato, più il 26% della nuova nazionalizzazione di Cassa Depositi e Prestiti, si stanno creando una loro polizia come nella Russia post-sovietica?
Quel tunnel, come dicevamo, è un percorso che avvicina l’Italia alla Libia. E' il più lungo d'Europa con ben 520 km di percorso sottomarino, che raggiunge anche gli abissi a 1200 metri di profondità. Cosa succederebbe se l'Isis, che a Ramadi ha dimostrato di essere capace di incursioni spericolate e di saper ingannare il nemico viaggiando in macchine della polizia irachena, riuscisse ad introdurre alcuni suoi uomini nell'ENI? Non ci stupiremmo se, tra i progetti di quei guerriglieri, ci fosse l'idea di inserire dei falsi operai nella nostra ditta, e di permettere loro di giungere indisturbati in Italia. Magari portandosi dietro anche i migranti, come ipotizza Cieli Paralleli. Teoricamente uno stato fondamentalista islamico non avrebbe alcun interesse a fare politica nel nostro paese, che non è uno stato arabo. Ma, se è vero che il cuore dell'Isis è costituito da guerriglieri ceceni, l'ipotesi, mantenendo i nostri politici dei buoni rapporti con Putin, diventa concreta. Ci sarà dunque una guerra come avvenne in Russia? Oppure il governo Renzi diventerà complice di una tratta di nuovi schiavi neri? Non lo sappiamo ancora.
Ci domandiamo un'altra cosa: se la realizzazione di Greenstream è stata così semplice e veloce, non poteva avvenire altrettanto per una struttura privata, magari a pedaggio, adatta al passaggio dei civili? Il mar libico è da troppo tempo un'immensa tomba di migranti, per i quali il viaggio verso l'Italia è un'avventura leggendaria. Per chi lo può raccontare, ovviamente. Una siciliana, dopo essere andata a comprare del pesce fresco al mercato, ha scoperto, mentre lo cucinava, che insieme al pesce c'era un dito di un essere umano. E' una storia che è giunta, per sentito dire, fino al nord Italia. Dunque i migranti muoiono per davvero, a volte proprio vicino Mellitah, e nessuno all'ENI fa niente per salvarli, né la magistratura italiana effettua, ci sembra, dei rilievi approfonditi. Perché, se così fosse stato, molte di queste notizie le avrebbe già scoperte e duramente sanzionate. Adesso ci si mette anche lo spettro del microtunnel. Sarà una nuova carneficina?