martedì 18 ottobre 2016

Scandalo: lavorano gratis per l’ateneo!


L’ultima trovata dei nostri politici arriva dall’università del Molise. Ci dicono che, da un po’ di tempo, alcuni docenti universitari, quelli appena arrivati come al solito, sono costretti a lavorare gratis. E, se non si farà qualcosa subito, il malaffare si potrà allargare anche ad altre università. Tutto sembra nascere da una norma, la Gelmini del 2010, la quale iniziava a parlare di docenze gratuite. Da quanto ci dicono alcuni cittadini che hanno intrapreso su questo tema una battaglia politica, nel 2011 è arrivato un secondo decreto, nel quale si è confermato che il 5% delle docenze universitarie conferito a persone “di chiara fama” poteva essere anche gratuito, mentre per le altre veniva introdotto un tariffario, peraltro tutt’altro che dignitoso. Ma in Molise si va anche oltre quel 5%. Vengono colpiti i soggetti più deboli, ossia i precari, che pur di rimanere al lavoro devono accettare di lavorare gratis. L’università si è difesa spiegando che ciò servirebbe per tagliare le spese. L'Avvocatura distrettuale molisana e il Garante di Ateneo hanno avallato questa scelta basandosi sul concetto che “tutto ciò che non vietato dalle norme deve ritenersi lecito”. Non solo. Viene affermato che la docenza garantisce comunque un vantaggio in termini di “prestigio sociale” e quindi il corrispettivo ci sarebbe. Parole, queste ultime, che non sono nuove alle nostre orecchie giornalistiche. Anche nei giornali e nelle tv il prestigio può portare al ricatto del datore di lavoro. Se sei tu a voler lavorare? Perché allora ti dovrei pagare? La battaglia politica in Molise andrà avanti. Si potrà vincere, o perdere. Ma noi non lo accettiamo comunque lo sfruttamento del lavoro. Ci battiamo ogni giorno per smascherare il marcio che c’è in Italia, che non si nasconde solo nelle docenze gratuite, ma pure nelle ben remunerate, ma poco pubblicizzate, docenze per il sostegno scolastico ai disabili, per i quali la lezione si svolge in uno sgabuzzino. Vorremmo smettere di fare titoloni e commentare lo svolgimento di un maxi-processo equo, ma duro, contro i politici degli ultimi vent’anni. Vorremmo che finisse il processo mediatico su quanto si spende o quanto si guadagna, e iniziasse quello sul come si lavora.